Torna alla home page

Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana

 

 

 

Articoli
 

Calendario Eventi 

 

 

 

La Strage di Monchio - vademecum

una_delle_prime_celebrazioni_della_strage_di_monchio.jpg

Nella foto: una delle prime commemorazioni della Strage di Monchio

  

Il 18 marzo del 1944 i paesi di Monchio, Costrignano, Susano e Savoiero (all'epoca Comune di Montefiorino, oggi Comune di Palagano) sono teatro di una delle più gravi stragi compiute dai nazifascisti sul territorio italiano. Due giorni dopo, il reparto tedesco responsabile dell'eccidio si sposta in territorio reggiano compiendo una seconda strage nei paesi di Civago e Cervarolo (Comune di Villa Minozzo) uccidendo 23 civili e il parroco di Cervarolo don Battista Pigozzi.

Di seguito un vademecum della Strage di Monchio, sullo svolgimento dell'eccidio, la memoria della comunità, la monumentalizzazione e l'aspetto processuale.

Scarica il vademecum

 

Vademecum: La strage di Monchio, Costrignano, Susano e Savoniero
a cura di Roberto Tincani

    1. Quando e dove
    2. Quante vittime
    3. Chi fu ucciso
    4. Gli esecutori
    5. I responsabili
    6. Perché
    7. Che fine hanno fatto i responsabili
    8. Strage dimenticata?
    9. Luoghi di memoria
    10. Rapporti con la Germania
    11. Chi cura la memoria
    12. Per approfondire

Quando e dove


Il 18 marzo 1944. In quattro piccoli paesi della valle destra del fiume Dragone, affluente del Secchia in provincia di Modena. Allora erano frazioni del comune di Montefiorino, dal 1957 fanno parte del comune di Palagano.

 

[Torna su] Quante vittime


Centotrenta, si tratta della seconda strage più grave in Emilia-Romagna, la dodicesima per numero di vittime in Italia.

 

[Torna su] Chi fu ucciso


Principalmente uomini, in isolati casi anche donne che scelsero di proteggere i loro figli e i loro mariti. Molti adolescenti tra i 13 e i 17 anni.
Centinaia di case furono saccheggiate e bruciate.
In due singoli casi furono sterminati tutti gli abitanti di due borgate. A Valimperchio 9 persone, compresa una donna all'ottavo mese di gravidanza. Alla Buca sei persone, compreso un piccolo orfano sfollato di meno di tre anni.
Non rimasero testimoni per spiegare i motivi di queste eccezioni.

 

[Torna su] Gli esecutori


Non le SS come per decenni si era creduto.
Furono tre compagnie del reparto esplorante della divisione "Hermann Goering", la quale era largamente abituata a ritorsioni ed esecuzioni sommarie e si macchiò nei mesi successivi di altri eccidi durante la ritirata delle truppe tedesche verso la Linea Gotica. La "Goering" fu responsabile complessivamente in Italia dell'uccisione di circa 1'400 civili.

 

[Torna su] I responsabili


Fu un concorso di responsabilità: certamente il Commissario prefettizio di Montefiorino Francesco Bocchi che continuò a chiedere rinforzi ai comandi fascisti di Modena paventando una possibile insurrezione; altrettanto responsabile fu il capitano tedesco Kurt Von Loeben. la cui scarsa attitudine al comando e l'equilibrio instabile erano stati segnalati nelle note personali dello stesso esercito tedesco.

 

[Torna su] Perché


Non ci fu un reale motivo di ordine militare:
La strage avvenne in un territorio sperduto, lontanissimo dal fronte (che in
quel momento era a Montecassino), una settimana prima delle Fosse Ardeatine.
La zona era stata in pratica liberata dalle prime formazioni partigiane modenesi che proprio qui erano nate, tuttavia era assolutamente irrilevante per i tedeschi e marginale per il controllo dell'Appennino.
L'accanimento con cui si cercò di estirpare una resistenza armata ormai endemica portò i fascisti a coinvolgere un reparto come la "Herman Goering" avvezzo alle stragi di civili sul fronte orientale.

 

[Torna su] Che fine hanno fatto i responsabili


Kurt Von Loeben fu ucciso in combattimento in Polonia, nell'inverno tra il '44 e il '45.
Francesco Bocchi fu ucciso il 16 marzo 1945 durante il tentativo di rapirlo, portarlo a Monchio e lì processarlo.
Molti altri ufficiali sono vissuti serenamente in Germania.
Nel 2006 a Verona viene istruito un processo da parte del Tribunale Militare su iniziativa del PM Marco De Paolis.
Vengono condannati in via definitiva due tenenti (Helmut Odenwald e Ferdinand Osterhaus) e il caporale Alfred Lhuman, gli unici ancora in vita. Le sentenze non sono mai state eseguite.

 

[Torna su] Strage dimenticata?


Per anni gli abitanti dei paesi si sono sentiti abbandonati dalle istituzioni, creando un proprio percorso celebrativo, una propria rielaborazione di quanto successo in un classico caso di "memoria divisa". In realtà sullo stesso territorio insistettero numerosi avvenimenti prima della liberazione: la repubblica partigiana dell'estate, il territorio libero successivo e i durissimi rastrellamenti durante l'inverno.
La strage, avvenuti ai prodromi di tutto ciò, fu vista come parte di un movimento più ampio ed "epico" quale la resistenza sulla montagna modenese. Si faticò quindi a lungo a riconoscere le peculiarità e le sofferenze ingiustificate patite dagli abitanti dei paesi distrutti che prima avevano sostenuto i partigiani, poi subito l'atroce violenza tedesca, infine mantenuto un altissimo numero di uomini in armi fino alla fine della guerra. Le vittime furono classificate come "partigiani", in un tentativo di affratellare civili e
combattenti, che apparì però poco rispettoso delle storie dei singoli.

 

[Torna su] Luoghi di memoria


Sul territorio insiste una straordinaria quantità di luoghi di memoria e formazione:
A Montefiorino fu inaugurato nel 1974 il Museo della Repubblica Partigiana di Montefiorino. Ristrutturato negli ultimi anni, gode di un allestimento museale tra i più moderni in Italia.
Sulla cima del monte Santa Giulia a Monchio fu fondato il Parco Provinciale della Resistenza con un centro servizi dotato di sala convegni e ristorante. Nel 1984 fu inaugurato nel parco una apparato monumentale unico nel suo genere: una serie di 14 monoliti in pietra disposti a cerchio opera di artisti provenienti da tutto il mondo.
Nel paese di Monchio insistono almeno altri tre luoghi profondamente significativi: oltre al vecchio monumento in piazza, il parco delle Vittime del 18 marzo ospita una fontana opera di Vinicio Vecchi e una grande statua del Cristo della Fratellanza Tra I Popoli, opera di Romano Buffagni. Una copia della statua fu donata alla città di Czestokowa ed è posizionata dal 19898 lungo i viali della città polacca.
Quest'anno è stato recuperato e dotato di un monumento realizzato dai bambini della scuola Monchio il "Campo della neve rossa", il luogo ove furono falciate circa settanta delle vittime totali.
La Buca di Susano è stata recuperata alla forma originale, grazie all'impegno del Comune di Palagano, della Sovrintendenza dei Beni culturali e al fondamentale contributo dell'ambasciata tedesca in Italia. Sta diventando luogo di archiviazione e conservazione della documentazione processuale, ma soprattutto luogo di formazione per le scuole.
Il territorio è poi disseminato di monumenti e lapidi che indicano i singoli
episodi.

 

[Torna su] Rapporti con la Germania


Quattro anni fa Wolfgang Weil, figlio di un membro della "Goering" si presentò
alle celebrazioni, intonando il canto della "Rosa Bianca" (il movimento antinazista dei fratelli Scholl), chiedendo ed ottenendo perdono dai figli delle vittime. Anche quest'anno quattro membri della Fondazione Rosa Luxembourg sono venuti da Amburgo per testimoniare la loro solidarietà. Come ricordato, poi, sarebbe stato impossibile recuperare "La Buca" senza il fondamentale aiuto dell' Ambasciata tedesca in Italia.
E' pur vero che l'ultimo condannato, l'ex caporale Alfred Luhman è morto il 23 aprile del 2018 senza alcun segno di ammissione o pentimento ed anzi sul suo necrologio comparve una citazione di Dietrich Bonhoeffer, teologo martire del nazismo.

 

[Torna su] Chi cura la memoria


Il comune di Palagano
Coordinamento Vittime strage 18 marzo
Anpi Palagano
Anpi Montefiorino
Associazioni e cooperative attive sul territorio (Ass. "Montagna Viva", Coop.
"NaturaAppenino")
Il personale del Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza Italiana
L'associazione Amici del Museo di Montefiorino

 

[Torna su] Per approfondire


Bibliografia (esaurita, disponibile su www.bibliomo.it):
Monchio, l'esempio - Giovanni Fantozzi, Modena 2006
Attila sull'Appennino - Pietro Alberghi, Modena 1969
La repubblica di Montefiorino - Ermanno Gorrieri, Bologna 1966
Sitografia:
www.valledellamemoria.com - Sito dedicato alla strage con link ai filmati e alla
documentazione.
www.straginazifasciste.it - Atlante delle stragi nazifasciste in Italia,
realizzato dall'Anpi

     

 
 

 

 

 

 
 

 

Via Rocca, 1 - 41045 Montefiorino (MO) - Tel. +39 0536 962815/962811 - Fax +39 0536 965535 - info@resistenzamontefiorino.it