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Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana

 

 

 

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Frassinoro

Il 20 febbraio 1944 il paese di Frassinoro fu obiettivo di un'azione dei partigiani modenesi del gruppo di Giovanni Rossi, i quali, dopo aver disarmato i carabinieri, entrarono nel municipio distruggendo l'archivio e il materiale del Fascio, poi prelevarono grano dall'ammasso e lo distribuirono alla popolazione. Verso sera, i partigiani respinsero un attacco dei militi della GNR giunti da Montefiorino. Dopo questo episodio i fascisti ripresero possesso del presidio di Frassinoro fino al mese di giugno, quando, non riuscendo più a sostenere i continui attacchi partigiani, dovettero spostarlo prima a Piandelagotti e poi a Pievepelago.
La successiva nascita della zona libera suscitò l'interesse dei comandi militari italiani e alleati, i quali decisero di inviare il 185° battaglione Nembo (480 uomini e 40 ufficiali), per sostenere l'attività dei partigiani e rallentare un'eventuale ritirata nemica verso nord. Per accogliere le truppe aviotrasportate italiane, i partigiani costruirono, in località Pianello, una pista d'atterraggio dove, tra il 26 e il 30 luglio, furono paracadutati alcuni ufficiali e tutto l'armamento. L'arrivo del Nembo era previsto per la notte del 2 agosto, ma fu annullato a causa dell'improvviso attacco nazifascista alla zona libera del 30 luglio. Il 1° agosto, lungo la strada per Piandelagotti, durante i combattimenti furono uccisi i partigiani Egidio Balducchi, Carlo Fontanini e Mario Stefani, i cui nomi sono incisi su un manufatto in pietra nella località del Faldo.
Nei pressi della pista d'atterraggio, a Ca' Vanni, un cippo ricorda il partigiano Celso Medici, ucciso nel corso del rastrellamento del gennaio 1945, durante la seconda Repubblica partigiana di Montefiorino.

     

 
 

 

 

 

 
 

 

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