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Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana

 

 

 

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Monchio, 18 Marzo 1944

A seguito degli scontri del marzo 1944 e delle sconfitte subite, il presidio fascista di Montefiorino chiese aiuto prima al Platzkommandatur di Modena e poi alle truppe operative di stanza sul territorio. Il reparto esplorante della divisione tedesca Hermann Göring, al comando del capitano Kurt Christian Von Loeben, raggiunse Montefiorino e Savoniero il 17 marzo. Dopo un furioso cannoneggiamento sugli abitati oltre il fiume Dragone, all'alba del 18 i paracadutisti tedeschi investirono con il rastrellamento, uno dopo l'altro, i paesi di Susano, Costrignano, Lama di Monchio e Monchio.
Entrarono nelle abitazioni, uccidendo gli abitanti maschi o radunandoli per procedere poi a fucilazioni di gruppo, in una sequenza allucinante di orrore e di morte, che, a sera, darà conto del massacro di 131 vittime civili innocenti, tra cui 8 donne e 6 bambini.
Un'azione feroce e violenta che non fermò le azioni delle formazioni ribelli, riprese dopo pochi giorni. Il 1° maggio, ricominciati gli scontri con i nazifascisti che, di lì a poche settimane verranno cacciati da tutto il territorio dando vita alla "zona libera", i partigiani locali giurarono sulla piazza di Monchio davanti alle case bruciate il giorno della strage: "...un pugno dei tuoi uomini rimasti, o Monchio, si sono riuniti con un solo e giusto ideale e giurano nel nome dei loro fratelli assassinati di combattere fino all'estremo per vendicare la barbara strage".

     

 
 

 

 

 

 
 

 

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