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Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana

 

 

 

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Presentiamo, ogni mese, in questa sezione del portale, un oggetto, tra quelli esposti, significativo per importanza e valore storico.
Questo focus mensile, a cura di Fabrizio Bertelli, vuole costituire, per il visitatore, il turista, l'appassionato, un mezzo di documentazione ulteriore, per meglio comprendere la realtà di quelle vicende storiche che costituiscono, tutte insieme, l'esperienza della Repubblica partigiana di Montefiorino, prima esperienza democratica in Italia dopo 22 anni di regime fascista.


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Elmetto tedesco M40 Luftwaffe, Sala 2 del Museo


Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

In dotazione ai Reparti della Luftwaffe e, in particolare, alla Divisone Hermann Goering (Fallschirmjager-Panzer-Division 1^ "Hermann Göring"), che, pur appartenendo formalmente alla Luftwaffe, costituiva una Divisione autonoma di Granatieri corazzati (Panzergrenadieren), dotata di equipaggiamenti ed armamenti analoghi a quelli delle Waffen SS (le unità combattenti delle SS) e, quindi, tecnologicamente avanzati.

La Divisione Hermann Goering fu particolarmente attiva nella zona di Montefiorino e fu responsabile delle stragi efferate compiute a Monchio, Susano e Costrignano (18 marzo 1944). Si tratta della prima grande strage di massa operata dalla forze armate tedesche in Italia dopo l'8 settembre 1943, contraddistinta da ferocia e volta a terrorizare la popolazione civile, in modo da compromettere il suo appoggio alle forze partigiane, vera e propria spina nel fianco delle prime, a ridosso della Linea Gotica; la strategia della terra bruciata e del massacro diventano, da questo momento in poi, una costante delle operazioni militari germaniche in Italia. In tale occasione, due compagnie del Battaglione Corazzato Esplorante della Divisione Hermann Göring (la 2^ e la 4^ Compagnia- 2^ e 4^ cp. Fallschirm-Panzer-Aufklärungs-Abteilung HG), composte da circa 200 uomini, più altri 300 uomini, tra militari della Gendarmeria tedesca (Feldengendarmerie) e della Guardia Nazionale Repubblicana/G.N.R., comandati dal Capitano Kurt Cristian Von Loeben, appoggiati da semicingolati, autoblindo ed artiglieria, distrussero i centri di Monchio, Susano e Costrignano, massacrando 136 civili. In particolare, i reparti che compirono l'eccidio furono appoggiati da tre PaK 88 mm (Panzerabwehrkanone 88 mm- cannone controcarri da 88 mm), che sparavano ad alzo zero, dal piazzale antistante la Rocca di Montefiorino, verso gli abitati di Monchio, Susano e Costrignano, colpendo i bersagli (abitazioni, stalle, legnaie ecc), indicati da fumogeni di colore rosso accessi, in prossimità degli stessi, dai plotoni del predetto Battaglione, mandati in avanscoperta.

Quest'elmetto si distingueva per il colore blu scuro, ormai deteriorato dal tempo, tipico dei reparti della Luftwaffe, nonché per l'emblema con aquila, ad ali spiegate e svastica, elementi distintivi dell'Aviazione militare tedesca; questo esemplare è stato recuperato nella zona di Montefiorino.
Rispetto all'elmetto da lancio dei paracadutisti tedeschi, di forma conica, per motivi aereodinamici e di protezione da colpi che potevamo verificarsi durante il lancio e l'atterraggio, questo esemplare presenta il caratteristico coprinuca, tipico del modello in dotazione alla Wehrmacht ed alle Waffen SS.


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Mitragliatrice tedesca MG 34, Sala 3 del Museo (dx)

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Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Si tratta della classica mitragliatrice tedesca MG 34 (MaschinenGewehr 34), arma micidiale, in dotazione alle Forze Armate del Terzo Reich, impiegata su tutti i fronti operativi dal settembre 1939 fino a metà del 1942, in cui fu progressivamente sostituita dalla più moderna e meno costosa MG 42 (MaschinenGewehr 42).
L'MG 34 era una mitragliatrice polivalente, utilizzabile sia nella versione tradizionale, in appoggio alla fanteria, sia nella versione antiaerea.
Prodotta dalla Mauser, aveva una linea snella e compatta, una lunghezza moderata (122 cm) ed un peso ridotto (12 kg, comprensivo del bipiede di supporto); queste specifiche tecniche e la presenza di un calcio e di un'impugnatura "a pistola" la rendevano una via di mezzo tra il fucile mitragliatore e la mitragliatrice pesante.
La cartuccia utilizzata era una calibro 7,92 (× 57) mm, quella del fucile di ordinanza tedesco Mauser K98k calibro 7,92 mm, e l'arma aveva caratteristiche balistiche straordinarie: portata utile fino a 1.200 mt., cadenza di tiro 950/1000 proiettili al minuto, alzo graduato fino a 2.000 mt, estensibile ad oltre i 3.500 mt, grazie ad un alzo a cannocchiale.
L'alimentazione avveniva tramite cassetta portamunizioni da 200 colpi, caricatori a tamburo da 50 colpi, funzionali per gli assalti; il caricatore a tamburo si inseriva a cavallo dell'arma, comprendeva due contenitori da riempire con circa 50 colpi l'uno e funzionava senza nastro.
Per il fuoco prolungato erano disponibili nastri da 200 proiettili, divisi in 4 settori da 50 proiettili.

Bibliografia:
Chris Mc Nab, "L'esercito di Hitler", Libreria editrice Goriziana, pagg. 47 e seguenti.

     

 
 

 

 

 

 
 

 

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