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Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana

 

 

 

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Presentiamo, ogni mese, in questa sezione del portale, un oggetto, tra quelli esposti, significativo per importanza e valore storico.
Questo focus mensile, a cura di Fabrizio Bertelli, appassionato di storia militare ed originario di Vitriola di Montefiorino, vuole costituire, per il visitatore, il turista, l'appassionato, un mezzo di documentazione ulteriore, per meglio comprendere la realtà di quelle vicende storiche che costituiscono, tutte insieme, l'esperienza della Repubblica partigiana di Montefiorino, prima esperienza democratica in Italia dopo 22 anni di regime fascista.

Indice oggetti:

  1. Elmetto tedesco M40 Luftwaffe
  2. Mitragliatrice tedesca MG 34
  3. Fucile semiautomatico Mauser K (Karabine) 98k "Kurz"
  4. Mortaio inglese medio Stokes da 76 mm
  5. Elmetto Regio Esercito Italiano
  6. Uniforme mimetica invernale Fallschirmjager-Panzer-Division 1^"Hermann Göring"
  7. Fucile mitragliatore Breda Mod. 30
  8. Bomba a mano tedesca Mod. 43 GCK 44
  9. Pistola mitragliatrice M3 (Grease Gun)
  10. Pistola semiautomatica CZ 27 cal. 7.65
  11. Sten Machine Carabine (Carabina automatica Sten)

Elmetto tedesco M40 Luftwaffe



Elmetto esposto nella II sala, "La guerra fascista" (Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it)

In dotazione ai Reparti della Luftwaffe e, in particolare, alla Divisone Hermann Goering (Fallschirmjager-Panzer-Division 1^ "Hermann Göring"), che, pur appartenendo formalmente alla Luftwaffe, costituiva una Divisione autonoma di Granatieri corazzati (Panzergrenadieren), dotata di equipaggiamenti ed armamenti analoghi a quelli delle Waffen SS (le unità combattenti delle SS) e, quindi, tecnologicamente avanzati.

La Divisione Hermann Goering fu particolarmente attiva nella zona di Montefiorino e fu responsabile delle stragi efferate compiute a Monchio, Susano e Costrignano (18 marzo 1944). Si tratta della prima grande strage di massa operata dalla forze armate tedesche in Italia dopo l'8 settembre 1943, contraddistinta da ferocia e volta a terrorizare la popolazione civile, in modo da compromettere il suo appoggio alle forze partigiane, vera e propria spina nel fianco delle prime, a ridosso della Linea Gotica; la strategia della terra bruciata e del massacro diventano, da questo momento in poi, una costante delle operazioni militari germaniche in Italia. In tale occasione, due compagnie del Battaglione Corazzato Esplorante della Divisione Hermann Göring (la 2^ e la 4^ Compagnia- 2^ e 4^ cp. Fallschirm-Panzer-Aufklärungs-Abteilung HG), composte da circa 200 uomini, più altri 300 uomini, tra militari della Gendarmeria tedesca (Feldengendarmerie) e della Guardia Nazionale Repubblicana/G.N.R., comandati dal Capitano Kurt Cristian Von Loeben, appoggiati da semicingolati, autoblindo ed artiglieria, distrussero i centri di Monchio, Susano e Costrignano, massacrando 136 civili. In particolare, i reparti che compirono l'eccidio furono appoggiati da tre PaK 88 mm (Panzerabwehrkanone 88 mm- cannone controcarri da 88 mm), che sparavano ad alzo zero, dal piazzale antistante la Rocca di Montefiorino, verso gli abitati di Monchio, Susano e Costrignano, colpendo i bersagli (abitazioni, stalle, legnaie ecc), indicati da fumogeni di colore rosso accessi, in prossimità degli stessi, dai plotoni del predetto Battaglione, mandati in avanscoperta.

Quest'elmetto si distingueva per il colore blu scuro, ormai deteriorato dal tempo, tipico dei reparti della Luftwaffe, nonché per l'emblema con aquila, ad ali spiegate e svastica, elementi distintivi dell'Aviazione militare tedesca; questo esemplare è stato recuperato nella zona di Montefiorino.
Rispetto all'elmetto da lancio dei paracadutisti tedeschi, di forma conica, per motivi aereodinamici e di protezione da colpi che potevamo verificarsi durante il lancio e l'atterraggio, questo esemplare presenta il caratteristico coprinuca, tipico del modello in dotazione alla Wehrmacht ed alle Waffen SS.


[Torna su] Mitragliatrice tedesca MG 34


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MG 34 esposto nella III sala, "La scelta" (Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it)

Si tratta della classica mitragliatrice tedesca MG 34 (MaschinenGewehr 34), arma micidiale, in dotazione alle Forze Armate del Terzo Reich, impiegata su tutti i fronti operativi dal settembre 1939 fino a metà del 1942, in cui fu progressivamente sostituita dalla più moderna e meno costosa MG 42 (MaschinenGewehr 42).
L'MG 34 era una mitragliatrice polivalente, utilizzabile sia nella versione tradizionale, in appoggio alla fanteria, sia nella versione antiaerea.
Prodotta dalla Mauser, aveva una linea snella e compatta, una lunghezza moderata (122 cm) ed un peso ridotto (12 kg, comprensivo del bipiede di supporto); queste specifiche tecniche e la presenza di un calcio e di un'impugnatura "a pistola" la rendevano una via di mezzo tra il fucile mitragliatore e la mitragliatrice pesante.
La cartuccia utilizzata era una calibro 7,92 (× 57) mm, quella del fucile di ordinanza tedesco Mauser K98k calibro 7,92 mm, e l'arma aveva caratteristiche balistiche straordinarie: portata utile fino a 1.200 mt., cadenza di tiro 950/1000 proiettili al minuto, alzo graduato fino a 2.000 mt, estensibile ad oltre i 3.500 mt, grazie ad un alzo a cannocchiale.
L'alimentazione avveniva tramite cassetta portamunizioni da 200 colpi, caricatori a tamburo da 50 colpi, funzionali per gli assalti; il caricatore a tamburo si inseriva a cavallo dell'arma, comprendeva due contenitori da riempire con circa 50 colpi l'uno e funzionava senza nastro.
Per il fuoco prolungato erano disponibili nastri da 200 proiettili, divisi in 4 settori da 50 proiettili.

Bibliografia:
Chris Mc Nab, "L'esercito di Hitler", Libreria editrice Goriziana, pagg. 47 e seguenti.


[Torna su] Fucile semiautomatico Mauser K (Karabine) 98k "Kurz"


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Mauser esposto nella II sala, "La guerra fascista" (Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it)

Fucile standard di tutte le Forze armate tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale e, in particolare, delle Forze armate terrestri (Wehrmacht, Waffen SS, Fallschirmjagern o Paracadutisti)
Prodotto dalla fabbrica tedesca di armi Mauser, il Fucile Mauser K98k (Mauser Karabine 98 kurz), costituiva la variante del precedente modello Mauser Gewher '98, in dotazione alle truppe germaniche dal 1898 al 1935, che venne modificato ed ammodernato, con accorciamento della canna, con un diverso mirino, con la "curvatura" della manetta di armamento, con un caricatore interno da 5 colpi ed un calibro di 7,92 mm.
Il Mauser K98k ha una lunghezza totale di 110,7 cm ed un peso di 3,9 kg.
Si tratta di un fucile semiautomatico, ad otturatore girevole - scorrevole, nel senso che il soldato poteva sparare i 5 proiettili contenuti nel caricatore di metallo solo dopo avere azionato la manetta di armamento per ricaricare l'arma, mirare ed esplodere un nuovo colpo; il soldato tedesco era particolarmente addestrato nelle manovre di sparo e ricarica dell'arma per il successivo proiettile.
Molto preciso (con gittata tra i 500 ed i 1.000 metri), affidabile, robusto, scontava, rispetto ai coevi modelli degli eserciti Alleati, un minore munizionamento, una maggiore ingombro complessivo nonché la necessita di ricaricare manualmente l'arma prima di sparare nuovamente.
Ogni soldato tedesco, che abbia combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, ha usato un Mauser K98K, che fu, per lunghi anni, l'unica arma lunga individuale in dotazione.
Fu anche un'ottima arma da cecchino, equipaggiato con le ottiche ZF41 (2,5 ingrandimenti) e ZF42 (5 ingrandimenti); venne utilizzato anche come fucile lancia-granate (c.d. Gewehrgranatengerät), sia di tipo esplosivo, sia di tipo perforante.
Durante il conflitto, il Mauser K98k fu oggetto di numerosi interventi, volti a ridurne il costo, a migliorane le caratteristiche tecniche e ad incrementare la produzione; malgrado fosse in programma di sostituirlo con armi più economiche e con maggiore potenza di fuoco, rimase la principale arma lunga individuale per tutta la durata della guerra, prodotto in circa 14 milioni di esemplari.


[Torna su] Mortaio inglese medio Stokes da 76 mm


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Mortaio esposto nell'VIII sala, "Le Repubbliche di Montefiorino" (Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it)

Il pezzo esposto è il mortaio Stokes o ML 3 Inch Stokes, con calibro da 76 mm, naturale evoluzione bellica dell'omonimo mortaio da trincea inglese, sviluppato durante la Prima guerra mondiale.
Progettato da Sir Wilfred Stokes nel 1915; rispetto ai precedenti mortai e ai coevi mortai tedeschi, il mortaio ML 3 Inch Stokes costituisce un'evoluzione tecnologica, acquisendo i caratteri di un'arma leggera, semplice, con canna liscia e corta, trasportabile dalla fanteria e con un discreto livello di flessibilità, nonostante la gittata limitata a soli 700 metri.
Il peso complessivo dell'arma era di 47,17 Kg, con una canna lunga 1,1 mt; il mortaio poteva essere scomposto in diversi pezzi (canna liscia, treppiede d'appoggio, culatta di appoggio, sistema di puntamento ecc.), in modo da poter essere facilmente trasportabile da un luogo all'altro delle zone di combattimento.
Normalmente, gli operatori addetti al pezzo erano tre: il capopezzo, incaricato di rilevare l'obiettivo, il puntatore, con funzioni di acquisizione di quest'ultimo attraverso calcoli trigonometrici, l'artigliere, incaricato di caricare l'arma con le diverse granate in dotazione (esplosiva, a frammentazione, fumogena, al fosforo ecc).
In particolare, il mortaio Stokes utilizzava una granata innovativa, prodotta in diverse versioni. Durante la Prima Guerra Mondiale, la prima granata realizzata fu di tipo cilindrico, con un peso di 4,8 kg, di cui 1 kg costituito dalla carica esplosiva.
Con lo stesso corpo bomba della granata originale, vennero realizzate sia la versione inerte porta-messaggi, sia quella incendiaria-fumogena, sia quella a frammentazione.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, venne realizzata una granata ogivale, del peso di 4,25 kg e con una carica esplosiva più potente, destinata a trovare impiego nel corso dell''intero Secondo conflitto mondiale.
La spoletta e la cartuccia venivano inserite sulla carica esplosiva solo al momento del suo utilizzo.
Il pezzo esposto nel Museo è frutto di un aviolancio britannico, tra i tanti che furono effettuati per rifornire le formazioni partigiane modenesi e reggiane, operative nel territorio della Repubblica partigiana di Montefiorino, di armi, munizioni, generi alimentari e farmaci. Il mortaio esposto trovò impiego durante le operazioni di difesa della prima Repubblica partigiana di Montefiorino.


[Torna su] Elmetto Regio Esercito Italiano


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Elmetto esposto nelle sale II, "La guerra fascista", e III, "La scelta" (Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it)

L'Elmetto M.33 è stato l'elmetto in dotazione all'Esercito Italiano dalla metà degli anni '30 agli inizi degli anni '90; fu progettato nel 1933 sulla base del precedente modello M.31. Elmetto semplice, compatto ed efficace nella protezione, è rimasto in dotazione all'Esercito Italiano sino agli inizi degli anni '90, sostituito dagli elmetti in kevlar.
L'M.33 era simile al coevo elmetto russo, con conseguente opportunità di sostituirlo con un elmetto più simile a quello statunitense, come fecero altre nazioni dell'Europa occidentale, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Per la costruzione e lo stampaggio di questo elmetto fu usato un acciaio costituito da manganese, nichelio e carbonio, un acciaio "duro" e magnetico.
L'M.33 è stato un ottimo elmetto da combattimento, efficace e molto resistente, a differenza del precedente Mod.16 Adrian, che sostituì progressivamente.


[Torna su] Uniforme mimetica invernale Fallschirmjager-Panzer-Division 1^"Hermann Göring"


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Uniforme esposta nella VII sala, "Le stragi" (Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it)

L'esemplare esposto è il caratteristico giaccone mimetico invernale, con motivi a schegge (detto anche "Splinter") e colorazione verde canneto/marrone/amaranto, in dotazione alla Fallschirmjager-Panzer - Division 1^"Hermann Göring" (1^ Divisione Granatieri corazzati e paracadutisti Hermann Goering), che operò sull'Appennino tosco - emiliano, tra la fine dell'inverno 1944 e l'estate del 1945, rendendosi responsabile di numerosi eccidi e crimini di guerra, tra cui quelli di Monchio, Susano e Costrignano.
L'elmetto sovrastante è il classico elmetto tedesco Mod.1942 Luftwaffe, di colore blu scuro, ormai deteriorato dal tempo, tipico dei reparti della Luftwaffe, recante l'emblema con aquila, ad ali spiegate e svastica,
L'uniforme è corredata dal Cinturone tedesco Luftwaffe Mod. 1940, riportante, al centro, la scritta "Gott mit uns" ("Dio con noi"), tipica delle Forze Armate tedesche nell'intero corso del Secondo conflitto mondiale.
Completano la dotazione i caratteristici stivali, foderati in pelo, di colore nero, già in dotazione a tutti i reparti delle Forze armate terrestri (Wehrmacht, Waffen SS, Fallschirmjagern), nella versione ordinaria o da campagna (senza imbottitura interna), privi di fibbie anteriori, che spesso contraddistinguevano le dotazioni "da parata".
La Divisione "Hermann Goering" presentò, a differenza di tutte le altre unità della Luftwaffe e della Wehrmacht, una caratteristica esclusiva: la dotazione di indumenti mimetici presi dalle scorte delle Waffen SS.
Infatti, non è difficile imbattersi in foto d'epoca che riprendono militari della Divisione che vestono la caratteristica "Smock" mimetica SS a pallini (o "Tarnjacke"), del tipo allacciato sul lato anteriore.
Parimenti, erano distribuiti anche i coprielmetti, con lo stesso tipo di mimetismo.
Un altro indumento, sovente indossato dagli uomini della H.G., era la caratteristica "spolverina" mimetica della Luftwaffe, un capo prodotto in cotone, con 5 bottoni plastici di chiusura frontale, due tasche inferiori e passanti e bottoni per le spalline; sul petto era cucita la caratteristica aquila con svastica della Luftwaffe. Quest'ultimo capo fu prodotto sia nel mimetismo, comunemente chiamato "a schegge", che in quello c.d. "sfumato", ed equipaggiava anche alle "Feld-Divisionen", ovvero le unità della Luftwaffe create ed inquadrate come fanteria leggera o come Divisomi da campagna.
Esistono inoltre evidenze fotografiche che provano l'utilizzo di giacconi tre quarti da lancio, del tipo in uso nelle unità paracadutisti ("Knochensack" in tedesco), anche se questo capo non fu distribuito in larga parte, specie quando la H.G. costituì il proprio reparto di paracadutisti.
Oltre a questi primi tre capi mimetici abbastanza "specifici", esiste un quarto capo, che era costituito da giaccone e pantaloni reversibili verde/bianco, con intelaiatura "a rombi".
In generale furono poi utilizzati i comuni giacconi mimetici (e relativi pantaloni) con disegno "Grigio topo", "Splinter" e "Tan Water", sia reversibili che non, anche se pare sia opinione diffusa che quelli specifici prodotti per la Luftwaffe fossero non reversibili, con bottoni in pasta di vetro grigio/azzurri ed imbottitura in raso azzurro.


[Torna su] Fucile mitragliatore Breda Mod. 30


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Fucile mitragliatore esposto nella II sala, "La guerra fascista" Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Il fucile mitragliatore Breda Mod. 30 era un'arma leggera e maneggevole, tipica del Regio esercito Italiano - REI; il raffreddamento dell'arma era ad aria, con rondelle di acciaio.
Il funzionamento aveva un'utilizzazione diretta del rinculo, con lubrificazione automatica delle cartucce; l'alimentazione avveniva con serbatoio laterale di 20 cartucce e caricatore a lastrina, come visibile nel modello esposto.
Canna e otturatore rinculanti avevano percorso di lunghezza disuguale; il raffreddamento della canna era a radiatore metallico, con alette trasversali.
Il limite di riscaldamento della canna era 300 colpi (15 caricatori), il sostegno era su bipede.
Questo fucile mitragliatore, calibro 6,5 mm, impiegava cartucce a pallottola per fucili Mod. '91 e per mitragliatrici; le cartucce erano assicurate in caricatori da 20, custoditi in apposite cassette (ciascuna cassetta conteneva 15 caricatori, per un totale di 300 proiettili).
Il trasporto era a spalla o a dorso di mulo (per le Truppe Alpine).
Era un'arma automatica portatile di piccola mole e rappresentava un fuoco di fucileria concentrato e rapidissimo. Faceva parte della squadra fucilieri, delle quali costituiva la punta infuocata, incaricata di aprire la strada in combattimento; arma offensiva e difensiva, sempre d'appoggio ad una squadra di fanteria d'assalto.
Era l'arma più efficace e più micidiale del R.E.I. per il combattimento ravvicinato.
Di norma non si impiegava mai a distanze superiori ai 400 metri. In fase difensiva, i fucili mitragliatori Breda Mod.30 costituivano i centri di fuoco avanzati, determinando una fitta rete di fuoco automatico radente, funzionale per contrastare gli attacchi della fanteria avversaria o per eliminare capisaldi nemici di artiglieria o squadre di mortai.


[Torna su] Bomba a mano tedesca Mod. 43 GCK 44


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Bomba a mano tedesca esposta nella II sala, "La guerra fascista" Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Tipica bomba a mano tedesca, in dotazione a tutte le truppe del Terzo Reich.
La Stielhandgranate 43 era una bomba a mano, naturale evoluzione delle precedenti Stielhandgranate 24 e della Stielhandgranate 39.
La Stielhandgranate 43 Glock 44 (detta comunemente "potato masher" o "schiacciapatate") era una granata offensiva, molto efficace, costituita da un corpo bomba cilindrico, in lamiera leggera di ferro o di acciaio, posta su un manico di legno, funzionale al lancio dell'ordigno.
La spoletta era inserita nel manico di legno cavo, con alloggiamento della corda di innesco, con "finale" in palletta di porcellana, il tutto chiuso da un tappo a vite metallico, contenente la carica esplosiva.
Esteriormente, la forma della Stielhandgranate 43 non si differenziava da quella dei modelli precedenti; la principale variante consisteva nel fatto che sia il corpo bomba, sia la spoletta, erano entrambe contenute nella sola testa cilindrica, in modo tale che quest'ultima poteva essere separata dal manico ed utilizzata in modo autonomo, per esempio per la realizzazione sul campo di trappole esplosive (come avvenne anche in Normandia - giugno/luglio 1944).
Si trattava di un ordigno particolarmente efficace, sia contro la fanteria avversaria, sia contro mezzi, anche corazzati, in quest'ultimo impiego utilizzata, in più esemplari, con granate anticarro.
La Stielhandgranate 43 Glock 44 era particolarmente letale contro le formazioni di fanteria avversaria, in quanto la deflagrazione della carica esplosiva produceva centinaia di schegge di ferro e di acciaio capaci di ferire o uccidere il nemico.
In tale impiego, veniva utilizzata anche a "grappolo", con più bombe a mano, legate insieme da filo di ferro o corde, in modo da renderne più dirompente l'effetto.


[Torna su] Pistola mitragliatrice M3 (Grease Gun)


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Pistola esposta nella III sala, "La scelta" Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Fabbricata nel 1942 dalla General Motors, la "Grease Gun" fu considerata, per molto tempo, l'omologa americana dello Sten inglese o del MP 40 tedesco.
La pistola mitragliatrice M.3 Grease Gun costituiva un'arma leggera, versatile e maneggevole, utilizzata soprattutto negli scontri ravvicinati:
La M3 Grease Gun era dotata di un caricatore di 30 proiettili calibro 45 (x 11,43) mm e fu utilizzata, soprattutto, dagli equipaggi dei mezzi corazzati americani, come arma di difesa individuale, nonché dalla fanteria e dalle truppe aerotrasportate, come arma d'assalto o d'appoggio.
Il soprannome Grease Gun (ingrassatore) deriva dalla particolare forma dell'arma, simile agli ingrassatori a pompa, destinati ad oliare alcune componenti dei carri armati.
Una versione speciale della M. 3 Grease Gun, come quella esposta, dotata di calibro 9 mm Parabellum, fu appositamente realizzata per essere paracadutata ed equipaggiare le forze partigiane nelle diverse nazioni occupate dal Terzo Reich.
Tale versione, marcata Guide Lamp/GL, era sprovvista di matricola di serie (M3A1) utilizzava caricatori e munizioni dello STEN e dell'MP 40 tedesco (detto anche Schmeisser), tutti calibro 9 Parabellum; il calibro di questa serie speciale (cui appartiene l'esemplare esposto), era appositamente studiato per consentire alle forze partigiane, italiane ed europee, di utilizzare proiettili sia inglesi, sia tedeschi, facilmente reperibili sul campo, o perché frutto di aviolanci alleati, o in quanto sottratti alle forze germaniche.


[Torna su] Pistola semiautomatica CZ 27 cal. 7.65


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Pistola esposta nella II Sala, "La guerra fascista" Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Prodotta in Cecoslovacchia a partire dal 1927, quest'arma fu adottata, insieme ad altre (Luger P08; Mauser PPK), quale arma individuale corta, dall'Esercito tedesco per la sua alta affidabilità.
Questo esemplare fu prodotto a Praga durante il periodo dell'occupazione tedesca.
Si trattava di una pistola con una strana storia e con una longevità veramente notevole.
Tutto nacque nel 1920 quando un ingegnere della Mauser, Josef Nickl, progettò una pistola semiautomatica, sottoponendo il progetto alla Mauser, che lo rifiutò, ritenendola non adeguata all'impiego militare.
In quegli anni la Germania, a seguito del Trattato di Versailles, non poteva produrre armi, e la produzione per l'esportazione veniva effettuata dalla fabbrica d'armi Ceskoslovenska Zbrojovka in Cecoslovacchia.
Quando la Mauser mandò Nickl a collaborare direttamente con i cecoslovacchi, questi non perse tempo, e propose il suo progetto per un'arma corta semiautomatica all'altra CZ, la Ceska Zbrojovka, che lo accettò limitandosi a cambiare il calibro da 7,65 mm in calibro .380 ACP; era così nata la CZ 22, che fu prodotta in 35.000 pezzi prima di subire alcune piccole migliorie e modifiche, che la trasformarono nella CZ 24, che fu prodotta in 180.000 pezzi.
Rispetto alla sua versione originale (CZ 22), l'arma richiedeva ancora qualche semplificazione costruttiva, e, pertanto, ne fu modificato il calibro, passando dal calibro .380 ACP al 7,65 mm; nacque allora la CZ 27 che, rimasta in produzione fino al 1950, fu anche utilizzata dalla polizia cecoslovacca ed esportata in molti Paesi, soprattutto dell'Est europeo.
Quando la Germania invase la Cecoslovacchia, la Ceska Zbrojovka stava spostando i propri stabilimenti da Strakonice a Uhersky Brod, ma l'invasione bloccò il trasferimento, e la CZ cominciò a produrre armi per l'Esercito Tedesco.
A partire da tale momento, la CZ 27, cal. 7,65 mm, variante della CZ 24, venne posta in produzione di scala, da fornire l'Esercito tedesco alla vigilia dell'invasione della Polonia il 1° settembre 1939.
Moltissime CZ 27 finirono, pertanto, per armare i tedeschi, in alcuni casi eliminando il nome del produttore dalla parte superiore, ed utilizzando il prefisso "fnh" prima del nome del modello, in numerosi altri casi semplicemente con l'apposizione di tre waffenamt (codici identificativi della fabbrica di produzione) uno sulla parte superiore del carrello (lo si nota subito prima del numero di matricola).


[Torna su] Sten Machine Carabine (Carabina automatica Sten)


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Mitra Sten esposto nella V Sala, "Primo Inverno e Ruolo delle Donne" Foto: bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Quest'arma, molto conosciuta sia agli storici, sia agli appassionati, deve il suo nome alle iniziali dei cognomi dei suoi disegnatori (Shepard ed Turpin) ed alla località della fabbrica che la produceva (ENfield - Inghilterra).
Lo Sten era un'arma mostruosamente semplice dal punto di vista costruttivo; realizzata con materiali di bassa qualità, prodotta interamente in acciaio stampato, senza alcuna rifinitura manuale, come saldature od altro; pertanto, se da un lato la qualità era estremamente bassa, dall'altro la produzione era velocissima ed il costo irrisorio.
Lo Sten era molto leggero: pesava circa 3 kg scarico e 3,6 kg con il caricatore montato, lungo 760 mm (196 mm la sola canna), con una cadenza di tiro di 500 colpi al minuto ed una gittata utile di 50 metri.
Il calibro dello Sten era il 9 (x 19) mm Parabellum.
Il caricatore conteneva 32 proiettili Cal. 9 mm PB, dello stesso tipo della MP40 (Maschinenpistole) 1940 tedesco; la scelta del calibro venne pensata appositamente, così da potere utilizzare eventuali caricatori e munizioni nemiche, reperite sui campi di battaglia.
I primi prototipi furono commissionati alla fabbrica B.S.A. (Birmingham Small Arms) e la stessa impresa si occupò, in seguito, della produzione in serie.
Già nel novembre del 1941 la produzione viaggiava al ritmo di 2.000 pezzi alla settimana; dopo che questa fu affidata anche ad altre imprese, si raggiunsero 45.000 pezzi annui nel 1942, con un totale complessivo di 3.750.000 unità tra il 1941 e la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Lo Sten fu tra le armi individuali automatiche più diffuse tra le file delle formazioni partigiane italiane e della Resistenza europea.
Il basso ingombro e la facile manutenzione costituivano i caratteri essenziali per fare dello Sten uno tra le principali dotazioni militari fornite alle formazioni partigiane operanti nel territorio della Repubblica di Montefiorino, soprattutto attraverso aviolanci.

     

 
 

 

 

 

 
 

 

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