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La controffensiva tedesca
contro le zone libere

 

La sopravvivenza delle zone libere si scontra con un oggettivo limite di fondo, rappresentato dalla conformazione territoriale dell’Italia centro-settentrionale, fatta di vallate montane facilmente isolabili e di grandi pianure attraversate da una fitta rete di vie di comunicazione. Queste condizioni del territorio favoriscono lo scatenarsi - dopo la sospensione dell’offensiva alleata contro la linea Gotica e il peggioramento delle condizioni climatiche nell’inverno 1944-45 - di rastrellamenti organizzati dai comandi tedeschi per impedire il consolidamento delle zone libere e la realizzazione in esse di un’esperienza politica alternativa, in grado, se ulteriormente protratta nel tempo, di erodere la già debolissima base di autorità della Rsi.

La controffensiva militare nazifascista agisce principalmente sul rapporto tra movimento partigiano e popolazione civile, attraverso l’uso sistematico della rappresaglia e della strage, al fine di introdurre elementi di frattura e di divaricazione e di incrinare la fiducia nelle forze della Resistenza. Le difficoltà di rapporto con la popolazione risentono anche di un elemento di intrinseca debolezza delle zone libere, cioè la limitata presenza della rete dei Cln e delle organizzazioni antifasciste, che priva l’esperienza delle zone libere di uno degli strumenti fondamentali che avrebbe consentito un rapido processo di riorganizzazione civile. Alla fine del 1944 l’esperienza delle zone libere può dirsi conclusa. Ma nonostante lo sganciamento delle formazioni partigiane e la durezza della repressione, i territori occupati dai tedeschi ritornano in molti casi sotto il controllo partigiano che ridà vita alle giunte popolari, in situazioni però militarmente meno stabili e di maggiore difficoltà nei rapporti con la popolazione.