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Il grande rastrellamento

 

Nonostante l'enorme afflusso di nuovi partigiani, non è pensabile una guerra di posizione a causa dell'inesperienza in fatto di guerriglia, della generale penuria d'armi e della mancanza di collegamenti radio fra le formazioni. Viene quindi predisposto l'ordine di sganciamento in caso di attacco in forze dei nazifascisti. Inizialmente i tedeschi propongono un patto che prevede il rispetto della zona libera in cambio della cessazione di attività militari lungo le vie di comunicazione, ma il comando partigiano rifiuta. Il 29 luglio 1944 i tedeschi assaltano il territorio della Repubblica, seguendo tre direttrici principali: da nord lungo il Secchia e la strada delle Radici, da ovest contro Carpineti e Villa Minozzo, da sud contro Sant'Anna Pelago, Ligonchio e Piandelagotti. I combattimenti si protraggono per tre giorni. La resistenza più accanita è opposta nel settore di Monchio, Monte Santa Giulia e Saltino, probabilmente ad opera di partigiani locali che tendono poi a rimanere occultati in zona. La maggior parte delle formazioni sfugge all'accerchiamento, passando nell'attigua valle del Panaro o sconfinando in Toscana ed è pronta di lì a poco a riprendere la lotta.