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Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana

 

 

 

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Luoghi della resistenza

Savoniero

Savoniero

Frazione punto di partenza del rastrellamento del 18 marzo 1944. I caduti sono ricordati in un monumento a forma di stella sul sagrato della chiesa dedicato a don Sante Bartolai, parroco amico dei partigiani, arrestato e deportato a Mauthausen.

   

 

Susano

Susano

Primo paese coinvolto nel rastrellamento tedesco del 18 marzo 1944 con 24 vittime, ricordate nel monumento sulla strada provinciale. Simbolo dell'efferatezza della strage la casa della Buca di Susano, il cui rudere è tutt'ora esistente, dove furono trucidate 6 persone.

   

 

Costrignano

Costrignano

Frazione investita dalla strage del 18 marzo 1944 con 34 vittime, oggi ricordate nel monumento vicino alla chiesa e nel complesso monumentale sulla strada panoramica intitolato alla brigata partigiana "Costrignano".

   

 

Monte Santa Giulia

Monte Santa Giulia

Vetta panoramica (932 m.slm.) posta sopra al paese di Monchio e punto di riferimento di tutta la lotta partigiana nell'area. Importante luogo di memoria, ospita oggi il Parco della Resistenza ed il complesso scultoreo del Memorial Santa Giulia.

   

 

Le Macchie

Le Macchie

Base prime bande partigiane

   

 

Monchio, 18 Marzo 1944

Monchio, 18 Marzo 1944

A seguito degli scontri del marzo 1944 e delle sconfitte subite, il presidio fascista di Montefiorino chiese aiuto prima al Platzkommandatur di Modena e poi alle truppe operative di stanza sul territorio. Il reparto esplorante della divisione tedesca Hermann Göring, al comando del capitano Kurt Christian Von Loeben, raggiunse Montefiorino e Savoniero il 17 marzo. Dopo un furioso cannoneggiamento sugli abitati oltre il fiume Dragone, all'alba del 18 i paracadutisti tedeschi investirono con il rastrellamento, uno dopo l'altro, i paesi di Susano, Costrignano, Lama di Monchio e Monchio.

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Palagano

Palagano

Dopo la firma dell'armistizio, la neonata Repubblica di Salò emanò ordini di presentazione per ufficiali e soldati del disciolto esercito italiano e bandi di chiamata alle armi per le classi 1924-'25. Dalla fuga in montagna dei renitenti e dall'incontro di numerosi giovani legati dallo stesso destino, ebbe origine la formazione dei primi nuclei partigiani.

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Il Faldo

Il Faldo

Eccidio di tre partigiani

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Pianello

Pianello

Pista di atterraggio velivoli

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Le Perdelle

Le Perdelle

Ospedale partigiano provvisorio

   

 

Ospizio Di Santa Lucia

Ospizio Di Santa Lucia

Infermeria partigiana

   

 

Fontanaluccia

Fontanaluccia

Nel giugno 1944, dopo la liberazione dell'intera zona intorno a Montefiorino si sentì la necessità di raggruppare i feriti e i malati in uno spazio unico e organizzato, dando vita ad un vero e proprio ospedale partigiano. Come sede fu scelto l'edificio di Ca' Cerbiani, che oggi ospita le scuole elementari di Fontanaluccia di Frassinoro. Soprannominato "il piccolo cottolengo", esso fu attrezzato con i letti prelevati dagli alberghi di Piandelagotti e di San Pellegrino e rifornito di medicinali e materiali di medicazione provenienti dai lanci alleati. Diviso in due sezioni, medicina e chirurgia con annessa sala operatoria, fu posto sotto la direzione del dottor Gerolamo Andreoli di Sassuolo, coadiuvato da altri medici, da infermiere partigiane e dalle suore dell'ospizio di Fontanaluccia.

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Piandelagotti

Piandelagotti

Piandelagotti, frazione del comune di Frassinoro, fu sede di presidio fascista fino al 16 giugno 1944, quando gli attacchi partigiani costrinsero i militi a ritirarsi a Pievepelago. Collocata nell'area più meridionale della zona libera, vide alcuni attacchi da parte dei tedeschi che cercavano di penetrare nel territorio sotto controllo partigiano.

   

 

Frassinoro

Frassinoro

Il 20 febbraio 1944 il paese di Frassinoro fu obiettivo di un'azione dei partigiani modenesi del gruppo di Giovanni Rossi, i quali, dopo aver disarmato i carabinieri, entrarono nel municipio distruggendo l'archivio e il materiale del Fascio, poi prelevarono grano dall'ammasso e lo distribuirono alla popolazione. Verso sera, i partigiani respinsero un attacco dei militi della GNR giunti da Montefiorino. Dopo questo episodio i fascisti ripresero possesso del presidio di Frassinoro fino al mese di giugno, quando, non riuscendo più a sostenere i continui attacchi partigiani, dovettero spostarlo prima a Piandelagotti e poi a Pievepelago.

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Palloncino

Palloncino

Aviolanci alleati ai partigiani

   

 

Castello di farneta

Castello di farneta

Comando seconda Repubblica partigiana

   

 

Centrale idroelettrica di farneta

Centrale idroelettrica di farneta

Anticamente in questo luogo esisteva unicamente un mulino ad acqua, ma successivamente i terreni vennero acquistati dal Consorzio Emiliano di Bonifica Parmigiana-Moglia, che, tra il 1924 e il 1929, vi realizzò una centrale per la produzione di energia idroelettrica, sfruttando le acque del torrente Dolo tramite la diga di Fontanaluccia.

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Gusciola

Gusciola

Nell'ultima settimana del dicembre 1943 i carabinieri di Montefiorino condussero operazioni alla ricerca dei renitenti alla chiamata alle armi della RSI, contrastati dalle prime bande partigiane della zona. A Gusciola, il 23 dicembre 1943 (cippo sulla comunale Val Dolo) i "ribelli" sotto il comando del calzolaio socialista Teofilo Fontana - futuro sindaco del libero Comune di Montefiorino - uccisero al Fosso di Porcinago il carabiniere Lino Pifferi e ferirono il brigadiere Carlo Piccinelli. La morte del militare provocò un nuovo rastrellamento durante il quale fu arrestato e condotto nelle carceri di Modena il giovane Carlo Tincani.

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Rocca medievale di Montefiorino

Rocca medievale di Montefiorino

La Rocca medievale di Montefiorino aveva rappresentato fino al 18 giugno 1944 il centro del potere fascista nell'area. A gennaio, infatti, il vecchio podestà era stato sostituito dal commissario prefettizio Francesco Bocchi, inviato a Montefiorino con pieni poteri per contrastare le formazioni partigiane che si stavano formando nella zona. Il 18 giugno segnò però per questo edificio una svolta con l'occupazione da parte delle forze partigiane, atto conclusivo della liberazione dal controllo nazifascista di un'ampia zona fra l'Appennino modenese e reggiano, come ricorda una lapide all'ingresso.

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Montefiorino

Montefiorino

Nella tarda primavera del 1944 la azioni partigiane sull'Appennino si intensificarono e con la caduta del presidio fascista di Montefiorino, il 18 giugno 1944, i partigiani modenesi e reggiani si trovarono padroni di una vasta zona collinare e montana posta fra la le statali 12 Giardini e 63 del Cerreto, due arterie di vitale importanza per i rifornimenti al fronte. In quel momento, sparse nell'area, le forze della Resistenza avevano già oltrepassato le 2.000 unità e la costituzione di un'unica "zona libera" determinò la loro unificazione nel Corpo d'armata Centro Emilia sotto il comando di Mario Ricci "Armando", che stabilì la sua sede proprio a Montefiorino (lapide sul monumento ai caduti in piazza Europa).

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I Luoghi della resistenza e della della memoria

I Luoghi della resistenza e della della memoria

Agli inizi dell'estate 1944 le formazioni partigiane dell'Appennino modenese e reggiano passarono all'attacco, assaltando i presidi fascisti e tedeschi nei comuni di Montefiorino, Frassinoro, Prignano, Polinago, Toano, Villa Minozzo e Ligonchio. Nacque così un'ampia "zona libera" di oltre 600 km. quadrati, dove confluirono oltre 7.000 partigiani che diedero vita, fra il 18 giugno e il 31 luglio, all'esperienza della Repubblica partigiana di Montefiorino, prima che un violento rastrellamento nazifascista costringesse le forze partigiane a disperdersi. Il territorio della zona libera tornerà sotto il controllo partigiano nei mesi finali della guerra, nell'inverno 1944-'45.

   

 
 
 
 

 

 

 

 
 

 

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