Da Monchio a Montefiorino
Verso i primi di novembre un gruppo di giovani parte da Sassuolo e si rifugia
nella valle del Dragone dove, dopo aver preso contatto con altri gruppi che
si stanno raccogliendo spontaneamente sull'Appennino, iniziano la lotta armata.
I primi scontri con carabinieri e militi della Guardia nazionale repubblicana
avvengono, tra novembre e dicembre, a Massa di Toano e a Gusciola di Montefiorino.
Si tenta di impedire il rastrellamento di renitenti alla leva, molti dei quali
si uniranno ai partigiani. L'azione dei "ribelli" comincia ad assumere un'aura
quasi leggendaria per la popolazione della montagna. Un contributo importante
alla lotta di liberazione è dato da partigiani stranieri: si tratta di soldati
fuggiti dai campi di prigionia e, in qualche caso, di disertori dell'esercito
tedesco. Un ruolo particolarmente significativo è svolto dal Battaglione russo
del comandante Pereladov. In primavera l'unificazione delle formazioni modenesi
e reggiane permette operazioni sempre più efficaci e importanti combattimenti,
come quello di Cerrè Sologno. La risposta dei nazifascisti, spietata, non si
fa attendere. Il 18 marzo 1944 le forze tedesche, chiamate dal presidio di
Montefiorino, cannoneggiano i paesi di Monchio, Susano e Costrignano. Le case
vengono saccheggiate e incendiate, centotrentasei persone massacrate. Il 20
marzo anche il paese di Cervarolo viene distrutto e sono fucilate ventiquattro
persone.
Gli attacchi sempre più frequenti ai presidi della Guardia nazionale
repubblicana determinano l'abbandono della zona da parte dei fascisti. Quando
il 18 giugno 1944 cade anche il presidio di Montefiorino, le formazioni partigiane
controllano un vasto territorio fra le province di Modena e Reggio. Dopo la
creazione della zona libera si rende necessario riorganizzare gli effettivi
e formalizzare l'avvenuta unificazione tra le forze modenesi e quelle reggiane.
Verso la fine di giugno si costituisce il Corpo d'Armata Centro Emilia. Sono
circa settemila uomini, inquadrati in sei divisioni, al comando di Mario Ricci "Armando",
del commissario generale Didimo Ferrari "Eros", del vice comandante Riccardo
Cocconi "Miro", del vice commissario Osvaldo Poppi "Davide",
del capo di stato maggiore Mario Nardi, dell'intendente Libero Villa.



