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LA STORIA

Quei 45 giorni all’ombra della rocca di Montefiorino


La resistenza in montagna, i primi scontri con le truppe tedesche, la proclamazione della zona libera e la drammatica offensiva tedesca: ecco cosa è successo nell’Appennino durante la lunga estate del 1944.

 

 

Coppia di partigiani Dopo la sconfitta tedesca a Cassino e la liberazione di Roma da parte delle truppe alleate, il 4 giugno 1944, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia lancia un appello per un’ offensiva generale: l’indicazione è quella di creare nelle zone liberate vere e proprie forme di governo amministrativo. In un documento del CLNAI indirizzato ai CLN regionali e provinciali si legge che spetta loro "assumere (…) la direzione della cosa pubblica, di assicurare in via provvisoria le prime urgenti misure di emergenza per quanto riguarda la prosecuzione della guerra di liberazione (…) l’ordine pubblico, la produzione, gli approvvigionamenti, i servizi pubblici e amministrativi".

Si raccomandano inoltre la nomina di un sindaco e di una giunta comunale "in cui siano adeguatamente rappresentate le diverse organizzazioni locali": lo scopo è quello di "realizzare l’effettiva partecipazione della popolazione alla vita del paese per fondare un regime progressivo aperto a tutte le conquiste democratiche e umane". La Repubblica di Montefiorino è stata la prima in Italia ad alzare la bandiera della democrazia dopo oltre vent’anni di regime. In quei 600 chilometri quadrati a cavallo dell’Appennino modenese e reggiano dove abitavano circa 50 mila persone si respira un’ aria diversa nell’estate del ’44.

Montefiorino nel 44Qualche mese prima il movimento partigiano, già attivo nella pianura si estende verso la montagna. A formare i primi nuclei di combattenti sono giovani renitenti alla leva che trovano punti di riferimento in alcuni anziani antifascisti e parroci. I primi scontri fra opposte fazioni nascono per impedire il rastrellamento di renitenti e tra febbraio e marzo i partigiani compiono una serie di azioni importanti. La risposta tedesca è spietata: il 18 marzo ’44 nazisti e repubblichini compiono nel modenese la strage di Monchio, Susano e Costrignano durante la quale vengono trucidati 136 civili. A pochi chilometri di distanza a Cervarolo nel reggiano vengono uccise 24 persone.

Nei mesi successivi le forze partigiane sconfiggono tutti i presidi delle guardie nazionali repubblicane e il 18 giugno cade l’ultimo, quello più importante della zona, il presidio di Montefiorino. Nasce la Repubblica Partigiana e pochi giorni dopo i capofamiglia scelgono i membri delle giunte amministrative attraverso una vera forma di partecipazione democratica. Uno dei primi impegni delle giunte è quello di ristabilire un rapporto diverso e più equo con le categorie produttrici, i contadini innanzitutto, coinvolgendoli in una soddisfacente politica dei prezzi. La repubblica di Montefiorino viene attaccata già nelle settimane successive alla sua nascita, a causa della sua posizione strategica nelle immediate retrovie della linea Gotica. Intanto a Montefiorino arrivano dalla pianura alcune migliaia di giovani partigiani.

L’offensiva tedesca vera e propria ha inizio il 31 di luglio e termina il 6 agosto e vede coinvolti circa 5 mila soldati. Il grosso delle formazioni partigiane il 31 luglio è costretto a ripiegare nell’alta valle del Panaro. La Repubblica vive una sospensione a partire dal primo agosto. Ma la Resistenza non è per nulla annientata com’era nell’intenzione dei tedeschi che si vendicano rabbiosamente prendendo a cannonate alcuni paesi della repubblica di Montefiorino. A partire da ottobre le giunte popolari riprendono a funzionare e nasce il comitato di liberazione nazionale della montagna. L’aprile 1945 è vicino.

 

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